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Fossile
Ø 25 cm
Ferro battuto e saldato
2008
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Fossile
15x21 cm
Ferro battuto e saldato
2008
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Insetto
35x23x13 cm
Metalli vari assemblati
2009
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Zeliko
Baric
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Zeliko Baric, nasce 1 agosto 1975 a Novi Sad, Serbia. Vive e lavora a Milano. |
| 2009 |
Step 09, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Fiera d´Arte “Proponendo”, Forte dei Marmi, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Collettiva “Al di là del bene e del cane” a cura di Viviana Siviero, sede estiva della GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI a Bedonia (PR)
Special Guest alla Collettiva “Künstler Alltag: Macht der Farbe“, Galerie Zangbieri, Basilea
Installazioni “Biped” e “C 30” alla Collettiva “Digitali s Human”, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano in occasione del Salone di Mobile 2009
Asta di beneficenza a favore di “Save the Children” a cura di Emanuele Beluffi e Philippe Daverio, Conservatorio di Milano (catalogo)
Personale “Pandora’s box. Zeliko Baric e il collasso della civiltà nata morta.” Testi di Emanuele Beluffi, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano |
| 2008 |
Collettiva GADEWE – Galerie des Westens a cura di Tom Gefken, Brema (GER)
Collettiva “Sold Out” a cura di Chiara Canali, Ex Strada Statale 527 Monza-Saronno, Limbiate (MI)nCollettiva “The bag art factory - Culture Bag” a cura di Alessandra Panaro, LIBRERIA UBIK, Savona |
| 2007 |
Art Verona, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Personale “C 30 e numeri”, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Asta benefica a favore di Child Priority, Sotheby´s Italia, Montecarlo. Catalogo bilingue a cura di Marta Casati e Cristina Castelli, Courtesy GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Collettiva “OUT”, a cura di E. Saccardi e E. Scuto, in collaborazione con Unione Europea, Ministero del Lavoro e la Regione Liguria, Complesso Monumentale di Santa Caterina, Finale Ligure (SV), Courtesy GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano |
| 2005/06 |
Collettiva "Caro Babbo Natale", a cura di Chiara Canali, Cecilia Antolini e Silvia Bonomini, Galleria Aus 18, Milano (catalogo) |
| 2005 |
Collettiva “Dimensione materia”, a cura di Mimmo Di Marzio, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano, contemporaneamente esposizione presso lo Spazio Stresa6, Milano
Collettiva "Altre voci, altre stanze", mostra collaterale della Catania Arte Fiera (CAF), Le Ciminiere, a cura di Alessandro Riva, Courtesy GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano (catalogo) |
| 2004 |
Personale “Retroactive”, Video installazione, Yugoslav gallery of art works, Belgrado |
| 2000 |
Personale “30 C”, Video installazione, Gallery SULUJ, Belgrado |
| 1999 |
Personale
Made in Yuguslavia, Installazione e Video scultura,
Gallery Underground, Belgrado
Personale Achrophobic, Installazione, Gallery
Golden Eye, Novi Sad |
| 1998 |
Personale
Uterus, Installazione, Academy of Fine Arts, Novi
Sad |
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Insetti
Sono esempi nei quali io cerco di capire la forma iconica e una geometria che è sempre presente nella natura.
Cerco di capire la caratteristica propria della materia (in questo caso metallo, che io ritengo cosmico). È sempre un gioco con elementi che non sono perfetti, per trovare una forma perfetta che serve per una nuova idea. Nella realizzazione progressiva dedico tutto allo scopo della realizzazione dell'idea stessa. In questa "battaglia" posso trovare tutti gli elementi per vincere. È ora che provo la libertà, che è il vero senso della mia creazione. Quasi ognuno di questi oggetti più biologici che meccanici deve eseguire la prova finale di opporsi … e, con questo, essere in grado di resistere al peso del creatore senza nessuna deformazione. Devono essere resistenti nel tempo. |
Fossili
È un ciclo che si collega agli insetti, i quali sono solo una delle forme preistoriche non tanto cambiate durante l'evoluzione. Una tematica generale per tutta la storia dell'arte. Piena di metafore.
Facendo bruciare dvd player, computer e registratori, ho provato a cambiarne le finalità e a far fossilizzare la tecnologia.
Ho pensato alla materia, alla sua esistenza nella natura e a noi che ci opponiamo riguardo a diverse tecnologie che si direbbe "aiutino" l´umanità… Siamo diventati una società “copy-paste”. Vittime della tecnologia a cui noi abbiamo dato vita e senza la quale l'esistenza ci è diventata impossibile… Siamo schiavi delle tecnologie.
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Zeliko
Baric
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Pandora’s box. Zeliko Baric e il collasso della civiltà nata morta.
La civiltà occidentale è detta così perché nasce dall’occaso. L’occaso è il tramonto. La civiltà occidentale è la civiltà del progresso. Spengler scrisse il monumentale Tramonto dell’Occidente. E perfino un documentario sulla musica hard e heavy di vent’anni fa aveva per titolo The Decline of Western Civilization. Nel film eXistenZ di David Cronenberg il passaggio dal mondo vero a quello non vero (e non chiedetevi quale sia la differenza, non lo sa nessuno: più di 2000 anni di storia del pensiero occidentale non sono trascorsi invano) è reso possibile da una piattaforma di gioco ultratecnologica fatta di tessuto biologico e organi interni di animali geneticamente modificati. Il “trasbordo” avviene tramite la connessione del dispositivo al corpo del soggetto con un cavo inserito nella spina dorsale, sorta di cordone ombelicale che realizza il passaggio fra il Mondo 1 e il Mondo 3 di popperiana memoria. Un’opera “di carne”, eXistenZ, e molto filosofica, con quelle scorribande ontiche e ontologiche, di corpi e di “presenza esistenziale” (espressione linguistica di preclaro nonsense. Ma abbiamo un referente illustre: Heidegger, che, interrotta la stesura del suo Essere e tempo per il venir meno delle parole atte a esprimere il pensiero, se la prese coi limiti del linguaggio. Se avesse letto qualche rigo di Wittgenstein probabilmente avrebbe fatto altro). Cronenberg ha letto l’Essere e il nulla di Sartreprima di girare eXistenZ – e forse ha costretto anche gli attori a fare altrettanto, poveracci. Questa insistenza sul corpo e la straordinarietà di dispositivi ultratecnologici proiettati in una sorta di superfuturo si risolvono in un’escursione cronologica. Fanno riandare col pensiero alla foucaultiana biopolitica della temperie postmoderna, inedita applicazione dell’ortopedia disciplinare del potere che agisce direttamente sui corpi. E a questo punto
- mirabolanti avventure della differAnza nonché degli automatismi psichici!-, non ci si perita di citare Guillaume Faye, pensatore un tempo matto come un cavallo e ora forse rinsavito, che ha legato il proprio nome alla teoria archeofuturista. La cui dimensione attualissima, malgré lui,aveva già permesso dieci anni fa all’apocalittico profeta del collasso di una società fondata sul dogma del progresso tecnologico di scrivere nel saggio L’Archéofuturisme: ”L’attuale civiltà non può durare. Le sue fondamenta sono in contrasto con la realtà. Essa urta non solo con contraddizioni ideologiche, sempre superabili, ma contro un muro fisico: l’ideologia angelica del progresso sfociata in un mondo sempre meno vitale”. Dichiarazione che sembrava preconizzare la tesi sostenuta attualmente da questo eretico della Nouvelle Droite a proposito della crisi finanziaria, vista come l’inizio della convergenza di catastrofi che segneranno il tramonto dell’Occidente. La società globalizzata è come la carne avariata, basta solo un 10 per cento per contaminare il tutto: “Alla fine del XXI secolo la Terra avrà due velocità: una piccola minoranza vivrà come oggi, un’altra vivrà un nuovo Medioevo, senza tecnologia”. Tutte queste premesse per dire che il giovane artista serbo Zeliko Baric (Novi Sad, Serbia, 1975; vive e lavora a Milano) vede il dramma del mondo contemporaneo nell’azione invasiva della tecnoscienza e nell’applicazione dei progetti ideologici di una società fondata sull’applicazione della tecnica. Baric lavora con due elementi universali: metallo e fuoco. Per realizzare forme in grado di opporre una resistenza al tempo e all’azione esercitata da agenti fisici esterni. I suoi lavori comprendono tre cicli evolutivi e consistono in opere scultoree di materiale resistente. Bipede è una scultura che incarna un mutoide, prima mutazione di forme relative ad apparati biologici e tecnologici: è la simbiosi tra un essere umano, una TV, un pollo e un insetto. E’ il simbolo plastico della velleità prometeica dell’essere umano che, come nel mito, ruba il fuoco agli dei per farsi dio egli stesso. L’uomo è il bipede che si sforza di portare sempre più in là le applicazione della tecnoscienza con sperimentazioni proibite, come un personaggio inquietante dei racconti di Lovecraft, apprendista stregone incapace di governare le forze da egli stesso liberate. Bipede è un televisore che osserva: di solito tu segui la TV, ma in questo caso è lui che segue te, grazie a un programma con cui “vede” e “riconosce” le persone. Il secondo ciclo evolutivo nelle opere di Baric è rappresentato dagli Insetti, anch’essi entità mutoidi, biologiche piuttosto che meccaniche, al centro della cui creazione è il concetto di forma: in una sorta di «battaglia» intrapresa con la materia, l’artista trova il senso autentico della sua creazione, la «libertà». Libertà, qui, è materializzazione di un’idea. Il termine del lavoro è la liberazione dall’idea che fa da prigione. La materia lavorata è il metallo, che Baric considera elemento cosmico, e il suo lavoro consiste nella sforzo di coglierne l’intima essenza. Gli insetti sono forme sempre presenti, nel tempo e nello spazio. E ognuno di essi viene sottoposto al test finale dell’opposizione: deve essere in grado di resistere al peso del creatore senza subire deformazione alcuna. Forme che non cambiano, rese perfette dalla lotta con la materia, che preconizzano nuove idee. Immutabilità della forma che è il termine medio fra il secondo e il terzo ciclo della grande opera (ed è inevitabile, cari miei, il riferimento alla pratica alchemica, l’Arte dei Filosofi): i Fossili. Queste sculture sintetizzano la storia della civilizzazione e sono pregne di valore simbolico. Lo sanno tutti, ma proprio tutti, che il pesce è il simbolo del Cristianesimo. “Pesce”, in greco, si dice ICHTYS e le lettere costituiscono l’acronimo dell’espressione Iesus Christòs Theou Yios Soter, Gesù Cristo Salvatore Figlio di Dio. Una tematica generale per tutta la storia dell’arte. Piena di metafore. Con le sculture fossili Baric fossilizza la tecnologia stessa: l’elemento è il fuoco che brucia DVD players e computer. E con il martello l’artista serbo pialla su lastre di ferro questo materiale eterogeneo applicato alla tecnologia, generando le forme di pesci atavici. «Siamo diventati una società copy-paste», dice Baric. Vittime della tecnologia cui noi stessi abbiamo dato vita e senza la quale l’esistenza sembra impossibile. Monito in cui risuonano le parole di Guillaume Faye sulla roulette cui sembra destinata a giocare la civiltà occidentale, in una scelta destinale fra un futuro di sopravvissuti e una nuova preistoria. Qualcosa di anteriore non solo alla storia, ma all’Uomo stesso. La trimurti Marx*/Nietzsche/Freud ce l’ha insegnato: l’attuale civiltà occidentale del progresso capitalistico e tecnologico non è la storia, ma la preistoria dell’uomo autenticamente umano. E non ha niente a che fare con i bipedi schiavi della loro stessa ideologia tecnocratica. Baric pronuncia verso l’uomo una sentenza indessicale: tu sei questo. E non c’è un cazzo da ridere, dal momento che il suo prossimo lavoro sarà un fossile sotto mutazione.
Emanuele Beluffi
*Karl Marx, che, sia detto per inciso, è il diavolo, ma non se ne diffonda troppo la notizia |

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