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Andata per fottutissima interzona
80x80 cm
Inchiostro su seta
2008
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Creatura del territorio neutrale
60x80 cm
Inchiostro e matita su seta
2007
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Daniele
Giunta
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Daniele
Giunta nasce ad Arona (NO) il 16 novembre 1981.Vive e lavora a Milano.
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| 2010 |
Una mano per il AIL, Palazzo Clerici, Milano
Collettiva Little Room Gallery, Cagliari
Collettiva “Nelle sottili dimensioni della realtà” a cura di Alessandro Trabucco, RIVAARTECONTEMPORANEA, Lecce
Collettiva “S.O.S Save our Skiers (selvaggi)”, De Faveri Arte – Lab 610 XL, Feltre
Collettiva “Sweet Shets”, Zelle Arte Contemporanea, Palermo
Collettiva “Kunstkamer” a cura di Ivan Quaroni, Cerruti Arte, Genova |
| 2009 |
Collettiva “Di Cielo in Cielo” a cura di Nila Shabnam Bonetti, Piazza Duomo di Milano
Art Verona, De Faveri Arte – Lab 610 XL, Feltre
Collettiva “Vertigo” a cura di Luigi Meneghelli, Galleria Atlantica, Altavilla Vicentina (VI)
Collettiva “Al di là del bene e del cane” a cura di Viviana Siviero, sede estiva della GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI a Bedonia (PR)
Collettiva “Degli uomini selvaggi e d'altre forasticherie” a cura di Viviana Siviero, De Faveri Arte – Lab 610 XL, Feltre (catalogo)
Asta di beneficenza a favore di “Save the Children” a cura di Emanuele Beluffi e Philippe Daverio, Conservatorio di Milano (catalogo)
Collettiva “Noir Couleur” a cura di Vittoria Broggini, Villa Morotti, Daverio (VA)
BAF (Bergamo Arte Fiera), GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano |
| 2008 |
Personale “Wrong Crypt” a cura di Elena Forin, Galleria De Faveri Arte, Feltre (cat.)
Collettiva “Viewpoint”, S&G Arte Contemporanea GmbH, Berlino
Collettiva “Paradisi perduti, la natura altrove” a cura di Alessandro Castiglioni, Amste Arte Contemporanea, Lissone (MI)
Collettiva “Rinascita per Paolo” a cura di Gabriele Francesco Sassone, Museo della Permanente, MilanoArt(Verona, Galleria De Faveri, Feltre
Collettiva “Entrelacement” a cura di Claudia Bernareggi, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Collettiva “Il Drago di Giorgio” a cura di Alberto Zanchetta e Viviana Siviero, LAB 610 XL, Sovramonte, Servo (BL)
Collettiva e Asta di beneficenza “Sorsi di Pace” a cura di Chiara Canali, Galleria Arte ad Altro, Gattinara (VC) (catalogo)
Collettiva “Bye Bye Baby” a cura di Roberta Vanali, Laboratorio 168, Cagliari
Collettiva “Digitale purpurea” a cura di Chiara Canali, Palazzo Ducale, Genova, in collaborazione con Associazione Arsprima
Collettiva “Digitale Purpurea” a cura di Chiara Canali, Arsprima, Palazzo Ducale, Genova
Collettiva “Into the night” a cura di Siva, Artificio Lab arte contemporanea, Milano
Personale “Ether” a cura di Antonio Falbo, Rocca Sforzesca, Soncino (CR)
Collettiva “Overview” a cura di Ivan Quaroni, Arsprima, Circolo Culturale e Comunale Fatebenefratelli di Valmadrera, Lecco |
| 2007 |
Collettiva “Icons.The New Gothic Girl” a cura di Chiara Canali, Galleria In San Lorenzo 3, Arte e Industria, Parma
Collettiva “La nuova figurazione italiana. To be continued …” a cura di Chiara Canali, Fabbrica Borroni (catalogo)
Asta di beneficenza a favore di Amref, Casa d’Aste Babuino, Roma
Art(Verona, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Art International Zurigo, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Collettiva Creepy a cura di Ivan Quaroni, K Gallery, Legnano (MI)
Personale “Avalon” a cura di Ivan Quaroni, Galleria Novato, Fano (catalogo)
Collettiva “Creepy, l'immaginario gotico attraverso il lavoro di otto giovani pittori” a cura di Ivan Quaroni, KGallery - arte contemporanea, Legnano (Mi)
Asta benefica a favore di Child Priority, Sotheby´s
Italia, Montecarlo. Catalogo bilingue a cura di Marta Casati
e Cristina Castelli, Courtesy GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI,
Milano
Collettiva ALLARMI III Nuovo contingente,
a cura di Cecilia Antolini, Ivan Quaroni, Alessandro Trabucco,
Alberto Zanchetta. Courtesy GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI di
Milano. Caserma De Cristoforis, Como
2. selezionato al Premio Parati, società cooperativa
Rinascita, Vittuone (MI)
Asta benefica a favore della Associazione Montessori Internazionale
(AMI) in collaborazione con GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Lions
Club Salzgitter e la Sparkasse Salzgitter-Bad (GER)
Collettiva Fase Rem, a cura di Siva, Artificio
Lab Arte Contemporanea, Milano
Asta di beneficenza per ADISCO, a cura di Ivan Quaroni, Sothebys
Casa dAste Milano
Personale Il Mondo della Bellezza Trasparente,
a cura di A. Riva, C. Canali e Siva, GALLERIA BIANCA MARIA
RIZZI, Milano (catalogo) |
| 2006 |
Riparte
Art Fair Roma, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Collettiva ICONS. Kate Moss, a cura di Chiara
Canali, In San Lorenzo, Parma
Premio Italian Factory per la Giovane Pittura Italiana, a
cura di Alessandro Riva, Casa del pane, Porta Venezia Milano:
SEGNALAZIONE DELLA GIURIA
Collettiva TransumArt, a cura di Chiara Canali,
Bedonia (PR), GALLERIA
BIANCA MARIA RIZZI, Milano in collaborazione con il Comune
di Bedonia (catalogo)
Catania Arte Fiera (CAF), GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Bipersonale "Alice's puzzle", Studio Artese Opening
Arts, Milano
Personale "[0Rh+] Faith?", a cura di Roberta Gnagnetti,
Associazione Culturale ARTE GIAPPONE, Milano + live set dei
Mifune
Personale "Faith?", a cura di Roberta Gnagnetti,
Spazio Stresa6, Milano - in collaborazione con GALLERIA BIANCA
MARIA RIZZI + performance acustica dei PuntoG |
| 2005 |
Collettiva
Kiss 4 Africa, Spazio Cultural-in, in collaborazione
con Galleria Ca di Fra - Milano, Il Torchio Costantini
- Milano, Bonelli Arte contemporanea - Mantova
Collettiva "Caro Babbo Natale", a cura di Chiara
Canali, Cecilia Antolini e Silvia Bonomini, Galleria Aus18,
Milano
Riparte Art Fair Roma, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Collettiva D´estate ci si veste di bianco,
Sala Mostre, Arona (NO)
Collettiva Dimensione materia, a cura di Mimmo
Di Marzio, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano in collaborazione
con Stresa6 |
| 2004 |
Swish
Montenapoleone Art Shop - Salone Internazionale di Arti &
Design, Milano
Personale "Neve", a cura di Cristina Trivellin,
il box motore per larte, Orta San Giulio (NO)
(catalogo + cd musica)
Asta Benefica per AGBD, Arona (NO)
Collettiva "Inusuale", Sala Mostre, Arona (No) +
performance musicale di Daniele Giunta & Mifune
Collettiva "Intra-mondi", Casa del Custode delle
Acque, Vaprio d'Adda (BG)
Collettiva "EX'IT gruppo giovani artisti Milano",
Art Cafè via Brera, Milano
Collettiva "Compilation", Santabarbara Arte Contemporanea,
Milano |
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Daniele
Giunta
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Di
Alessandro Riva
Cè
un passo, in unintervista rilasciata da Daniele Giunta in
occasione della sua partecipazione al Premio Italian Factory per
la giovane pittura italiana, che è illuminante per comprendere
la poetica dellartista, e i retaggi culturali presenti sotto
traccia lungo le esilissime e diafane linee della sua pittura.
Alla domanda su quali siano le sue letture preferite, Giunta risponde
con un lungo elenco che comprende - cito testualmente loroscopo
e le riviste darte, i saggi, le favole, le favole nere.
La poesia. I Visionari dell800 e del 900. Gli haiku
e la letteratura giapponese: Soseki, Tanizaki, Kawabata, Murakami.
Il Vecchio Testamento, dove ho trovato che versi di rapimento,
estasi e amore possono contenere sentimenti apparentemente opposti
- odio, vendetta, crudeltà - che non si escludono a vicenda.
Credo che in questo lungo elenco, solo apparentemente caotico
e discordante, si celi il centro nevralgico, il cuore oscuro e
segreto dellispirazione primaria dellartista; e che
già nel fatto che esso ci si riveli nella risposta a questa
domanda, relativa alle sue letture apparentemente secondaria
nella poetica di un artista visivo - e non, invece, come sarebbe
forse potuto sembrare più logico, in quella relativa alla
domanda sui suoi debiti artistici e visivi, sia da ricercarsi
il senso ultimo del lavoro di un artista che è innanzitutto,
prima ancora che pittore, un poeta, uno di quei poeti visionari
e fuori dalle regole che capita a volte di trovare, lungo il percorso
delle arti visive, generalmente isolati e malcompresi, o per lo
meno non sempre e del tutto compresi, dai loro colleghi la cui
ispirazione, e il cui primario interesse, risiede invece tutto
interamente nel solco dei differenti linguaggi visuali e nei segreti,
nei trucchi, nellimpiego di quel medium specifico che è,
per lappunto, il linguaggio pittorico. La pittura è
invece, per Daniele Giunta, io credo, puro strumento intellettuale,
un grimaldello, un giuoco di prestigio, come lo è la lingua
per taluni poeti, da poter usare e disfare a piacimento, da tenere
a volte diluita, esile, leggera come un refolo di vento a primavera,
altre volte più sedimentata e corposa, mescolata, quandè
necessario, a pigmenti, foglie doro, inserti daltri
materiali che ne impreziosiscano la trama, ma sempre, comunque,
strumento quasi magico, di pura suggestione, che ci permette di
penetrare appena, e di sfuggita, in un altrove, in un universo
a noi disconosciuto, come quando sapre la fessura duna
porta socchiusa a malapena verso un misterioso mondo di visioni,
di suggestioni, di miraggi, di favole bizzarre ed enigmatiche,
di storie leggere e appena accennate di cui non comprendiamo che
la sagoma, come leco di remotissime leggende che ci risuonano,
vaghe e suggestive, nella memoria. Quelle di Giunta sono, per
lappunto, favole, favole nere quasi sempre, come ci suggerisce
lo stesso artista sottolineando la sua preferenza per questo strano
genere oggi assai poco frequentato, oltre che con i soggetti e
spesso i titoli delle sue stesse opere, che lascian pensare, istintivamente,
a qualche bizzarra storia di fantasmi, di ragazze condannate a
un tragico destino, di omicidi, forse, e di arcaici giochi di
seduzione e di fantasie contorte, di frequentazioni ambigue, al
limite del morboso, con qualche oscura zona dellinconscio,
poi di ambientazioni magiche e stregonesche montagne nere
e paesaggi segnati dalloscurità, notturni della mente
e della fantasia, dove il termine notturno, evocato
dallartista in qualche titolo e nellevidente vocazione
al buio, al nero, all´oscurità come metafora letteraria
e psicologica, delinea una chiara linea di preferenza e di vicinanza
tutta letteraria, daccezione preromantica, evocata da poeti
e narratori quale linea di demarcazione dun secolo, lOttocento
(quella fraternità musicale con la notte e con la
morte, per dirla con Thomas Mann, quale nota preponderante
sopra tutte le altre del secolo decimonono), che è
stato non a caso lultimo secolo in cui era ancora possibile
sognare sognare favole e storie nere, anche -, giacché,
dopo di questo, cè stato il disastro reale, quella
catastrofe sociale, politica ed estetica del Novecento, dove al
sogno delloscurità si è sostituita la tragedia
reale delle guerre senza fine, della violenza diffusa, delle dittature,
del trionfo e poi della caduta delle ideologie, della definitiva
perdita dellinnocenza per lOccidente intero. Daniele
Giunta, non a caso, ha deciso invece di invertire la marcia, di
tornare indietro, agli albori del secolo della Notte, dei poeti
preromantici e del trionfo dellimmaginazione, al secolo
della scoperta dellinconscio, della notte interiore e psicologica,
della scoperta di quellaltro sguardo, lo sguardo interiore
(locchio dello spirito, come lo chiamava Friedrich) contro
lo sguardo convenzionale della realtà fisica ed esteriore
- quello sguardo che porta a far emergere unaltra realtà
rispetto a quella che siamo abituati a vedere tutti i giorni,
una realtà notturna appunto, inconscia, venata
di misticismo, di drammatico, di oscuro, di demoniaco, e dinnocenza
anche, dinfantile desiderio di tornare a una purezza originaria
che oggi siamo andati fatalmente perdendo, e di cui abbiamo, invece,
estrema e drammatica necessità, per ritrovar noi stessi.
Ecco allora, che ritornano, e prendon senso veramente, quelle
preferenze di Giunta per i visionari dell800 e del
900 (con quel termine, visionari, citato
non a caso da un artista che si riallaccia idealmente al filone
degli artisti maledetti, quelli che Briganti definì, con
termine felice, i pittori dellimmaginario, o
della Notte), e poi per i versi di rapimento, estasi e amore
ma anche per i sentimenti a loro apparentemente opposti: odio,
vendetta, crudeltà, che non si escludono a
vicenda; e per tutta la cinematografia che a questa sensibilità
e a questo immaginario è fatalmente collegata (il cinema
noir. Bergmann, Greenaway, Kitano. Ferro3, La Pianista, Intervista
col Vampiro); e poi per tutta la cultura e la letteratura giapponese,
da cui Giunta è, con ogni evidenza, sedotto dal punto di
vista culturale ma anche visivo, con la sua preferenza per ladolescenza
come stato di passaggio, e per una delicatezza di segno, di supporto
(carte di riso, veline, strani mixaggi di pigmenti e di segni
appena accennati sulla carta, che rimandano alla storia della
cultura visiva orientale), che di questa delicatezza, di questa
palese fragilità sono un chiaro indizio, non solo visivo,
ma anche psicologico e fortemente metaforico. Non a caso, tra
le letture di Giunta (sulle quali in passato ha impostato un ciclo
di lavori) cè anche il libro preferito da tutti gli
adoratori di quel misteriosissimo stato di grazia che è
il punto di passaggio tra infanzia e adolescenza, lAlice
nel Paese delle meraviglie del Reverendo Dogson, che è
da sempre la Bibbia di chi è rimasto fatalmente imprigionato,
seppure contro la propria volontà, dallinfanzia e
dalladolescenza come stato metaforico, e che in quellidea
di passaggio tra unetà e laltra ha voluto vedere
unapertura, una fessura appunto, una sorta di ponte verso
un altro mondo, unaltra dimensione, fatalmente magica, che
è la stessa ricercata dai grandi poeti visionari, e dichiaratamente
vagheggiata qua e là dallo stesso Giunta (Dove trai
ispirazione per le tue opere?. Sotto lacqua.
Perché dipingi?. Per non affogare). Ecco
allora che anche Giunta, infine, come Alice, è passato
attraverso una porta, un passaggio metaforico acqua o specchio,
fa lo stesso, cè comunque lidea di un passaggio
tra uno stato desistenza e laltro - e forse vi rimarrà
per sempre, e per sempre con quella sensibilità fragile
e un po malata di tutti i ragazzi non cresciuti (e noi con
lui, per un istante almeno, guardando i suoi quadri), anche contro
ogni evidenza e ogni raziocinio. Così anche noi, come Alice,
potremo guardare, grazie a Giunta, per qualche istante la realtà
esteriore con altri occhi, da unaltra dimensione, attraverso
il diaframma magico, ma sottilissimo, duna parete dacqua
o duno specchio; e anche noi, come Alice, guarderemo il
fuoco nel caminetto, nella stanza dellimmaginazione, e come
lei saremo felici di vedere che anche qui ce nè uno,
fiammeggiante e allegro come quello che avevamo appena lasciato:
Così, starò al calduccio anche qui come nellaltra
stanza - pensò Alice e anche meglio, veramente.
Perché non ci sarà nessuno qui a mandarmi via dal
fuoco. Che divertimento sarà, quando mi vedranno attraverso
lo specchio e non potranno toccarmi!
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Daniele
Giunta
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Leggerezza della trasparenza
di Chiara Canali
Il
linguaggio artistico di Daniele Giunta sembra obbedire in tutto
e per tutto al concetto di leggerezza che Calvino
sviluppa magistralmente allinterno delle Lezioni americane.
Tre sono le accezioni di leggerezza esemplificate nello scritto:
la prima è un alleggerimento del linguaggio che convoglia
i significati su un tessuto verbale senza peso; la seconda riguarda
la narrazione di un ragionamento o di un processo psicologico
in cui agiscono elementi sottili e impercettibili, o qualunque
descrizione che comporti un alto grado di astrazione; la terza
invece si riferisce a unimmagine figurale di leggerezza
che assume un valore emblematico.
Queste tre accezioni, che possiamo riassumere in tre livelli,
formale, contenutistico e simbolico, influenzano i punti chiave
del lavoro di Giunta. Innanzitutto appare la levità dei
materiali utilizzati, dalla carta di riso alle scatole di seta,
dallinchiostro di china alle sfumature ad acquerello, che
caratterizzano una pittura tenue, evanescente e impalpabile, in
equilibrio tra la trasparenza delle forme e la leggerezza delle
sostanze.
In secondo luogo lambivalenza della figurazione non consente
di dare una definizione univoca e salda alla rappresentazione,
ammettendo la possibilità di una miriade di letture e di
significati che accrescono il senso di instabilità e di
astrazione. I paesaggi di Giunta possono essere delle scene notturne,
dark e gotiche, infestate dai distruttori segreti
(gli infedeli) che risucchiano le energie dei protagonisti, oppure
sono territori neutrali, trasparenti ed eterei, spirituali e trascendenti,
abitati da immagini luminose, da Regine di Luce alla
ricerca della pienezza della loro natura. Le figure femminili
di Giunta sono portatrici di unambivalenza interiore che
le rende fragili ma taglienti come cristalli di neve, gracili
nel fisico ma forti mentalmente come eroine giapponesi.
Larte orientale è infatti stimolo alloperare
dellartista sia per quanto riguarda alcuni principi esistenziali
su cui si uniforma il suo pensiero, sia per lutilizzo di
caratteri formali allinterno della composizione delle tele.
Nellarte giapponese mancava il concetto di prospettiva occidentale:
primo piano e sfondo erano schematicamente separati e disposti
verticalmente luno sullaltro senza in alcun modo concedere
la fuga del colpo docchio. La scansione delle parti, con
la sovrapposizione continua degli elementi, permetteva di nascondere
la profondità del paesaggio, per distogliere qualsiasi
idea destabilizzante di infinità. Come nellespressione
artistica giapponese, così nelle opere di Giunta le figure
si giustappongono al paesaggio senza amalgamarsi, suggerendo una
forma di immedesimazione alla realtà delle cose per osmosi,
attraverso lenti passaggi di materia ed energia secondo i canoni
della filosofia orientale.
Il lavoro di Giunta, benché abbia come punto di partenza
sembianze della vita adolescenziale contemporanea (per es. licona
di Kate Moss), astratte dal contesto e rese diafane e traslucide,
intende ragionare sulle leggi invisibili che muovono le idee,
sulle forze misteriose che spostano gli eventi. Per questa ragione
i risultati a cui perviene sono molto simili agli aspetti tramandati
dal simbolismo ottocentesco, e questo ci permette di introdurre
il terzo livello della leggerezza di Calvino, riguardo al valore
emblematico delle immagini.
Il simbolo, per evocare la definizione del poeta Jean Moreas,
autore del Manifesto letterario del Simbolismo, è elemento
rivelatore, testimonianza visibile di unessenza segreta,
nei confronti della quale è necessario procedere per allusioni
e analogie. Secondo il principio della trasposizione, limmagine
non significa più soltanto ciò che rappresenta,
ma richiama alla mente significati altri e spesso indecifrabili.
Nel simbolismo si afferma unideologia e una condizione di
gusto per cui la vera realtà non sta nellessenza
oggettiva delle cose, ma risiede nel mondo platonico delle idee.
Ultimo discendente post tempus della stirpe dei simbolisti, Daniele
Giunta si colloca in quel filone di artisti malinconici e solitari,
che fondano la propria arte sulla contemplazione visionaria e
sulla preminenza della vita interiore, sulla percezione delle
zone dombra e dei sogni rivelatori.
Benché tralasci approfondimenti di tipo religioso e mitologico,
la ricerca di Giunta si relaziona allesperienza del simbolismo
soprattutto sul piano dellespressione: rifiuta la retorica
del realismo e sceglie i valori della grafia e della nitidezza
del disegno, predilige sensazioni materiche raffinate e preziose
e opta per pigmentazioni inedite e inconsuete.
Lalgida idealizzazione di un artista simbolista del calibro
di Fernand Khnopff è trasferita con singolarità
nelle adolescenziali figure di Giunta: icone verginali, immagini
evanescenti e lontane, queste fanciulle appaiono come vasi chiusi,
ripiegati su se stessi, simbolo di incomunicabilità. Anche
la barriera brillante e trasparente di fiori arii, che circonda
e racchiude le sagoma delle ragazze, oltre che allusione ai Fiori
del Male di Charles Baudelaire, diventa sinonimo di impenetrabilità.
Un nuovo rapporto si instaura tra natura e individuo, un nuovo
equilibrio, indecifrabile per chi non è ammesso a partecipare
a questa foresta di simboli: le figure di Giunta aspirano a raggiungere
ununità integrale con la natura, che comprenda ciò
che è nelle cose e ciò che sta al di là delle
cose, e che può essere realizzata solo attraverso una specie
di osmosi tra universo e uomo, secondo un principio già
mutuato dalla filosofia orientale. Unosmosi che si attua
nelle forme di una leggerezza espressiva, una leggerezza della
pensosità, come dice Calvino, una leggerezza come reazione
al peso di vivere che trasforma larte in oggetto irraggiungibile
di una quête senza fine.
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Daniele
Giunta
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Sulla
bellezza
Il
lavoro di Daniele Giunta è il risultato di una particolare
e personale visione delle cose, di una filosofia che ricerca di
completezza derivante dalla compresenza, da un lato, dellosmosi
con lambiente circostante, di chiara derivazione orientale,
e dallaltro lato della fiducia nellimmagine mentale,
definita e lineare, come nella tradizione occidentale.
Il lavoro di Giunta è essenzialmente finalizzato alla bellezza,
allarmonia di elementi che sembrano comparire e scomparire
ritmicamente in un flusso continuo, come nel respiro.
Tutto è leggerezza vibrante.
Giunta non rappresenta le cose solo nella loro apparenza, ma anche
e soprattutto nelle loro potenzialità.
Nella figura, nel paesaggio o nelloggetto rappresentato
sintuiscono le possibilità di trasformazione che
gli sono latenti.
Si tratta di un lavoro distante dallatteggiamento artigianale
fine a se stesso che porta molti artisti, ahimé anche giovani,
a realizzare opere sovrapponendo grossi strati di colore putrescente,
dai toni marrone sporco, opere vecchie, brutte e pesanti, che
nulla hanno a che fare con la tradizione a cui si vorrebbero rifare,
che invece ha sempre creato bellezza (anche nel rinnovamento).
E cosè la tradizione se non la bellezza?!
Larte di Giunta, e larte della bellezza in generale,
non si presta allanalisi sociologica, o peggio allemersione
del negativo della società (in questo sono bravissimi gli
artisti del vecchio, brutto, pesante), ma si mantiene indipendente
dalla realtà contingente, distante dal vivere quotidiano.
Si tratta di unarte che rivendica il diritto allimmaginazione,
alla fantasticheria, al piacere estetico.
La tecnica di Giunta è sofisticata, richiede tempi di lavorazione
lunghi.
Luso della carta di riso, esaltandone le qualità
di trasparenza, e lestrema cura dei particolari rendono
i dipinti leggeri nel vibrare dei segni e delle campiture, e nello
stesso tempo complessi nelle microvariazioni (che si possono apprezzare
solo dopo un´attenta osservazione delle opere).
Negli ultimi lavori la carta di riso è stata sostituita
dalla seta bianca, che con le sue iridescenze cangianti esalta
ancora di più la mutevolezza dei soggetti rappresentati,
ne rende possibile la perpetua mutazione sotto lazione della
luce.
Direi che grazie alla seta i soggetti di Giunta ottengono ciò
che vogliono
confondersi, azzerarsi, nella luce, che è
completezza.
Tale rifiuto di ogni definizione, di ogni delimitazione definitiva,
in fondo è perfettamente nello spirito della nostra epoca,
che rifugge ogni schieramento e ideologia, a favore invece dellevasione
leggera e della libertà nella contraddizione (oggi più
che mai la contraddizione è vista in positivo, mentre le
prese di posizione nette appartengono più ad altre epoche,
che per fortuna ci siamo lasciati alle spalle).
La superficie dei lavori è sempre liscia, non cè
mai unesagerazione nelluso della materia.
E una pittura destrema eleganza che non scade mai
nelleccesso.
In molti dipinti di Giunta vediamo figure femminili, fugaci come
spettri, che riprendono un archetipo della donna idealizzata,
impalpabile, bianca e leggera, irraggiungibile, semidivina, come
le donne amate dai Trovatori nella letteratura cortese.
In altri suoi dipinti vediamo delle stanze o dei paesaggi (molto
indefiniti), meno legati ad una meta esterna (seppur irraggiungibile)
ma più introspettivi, spiragli aperti nellinteriorità
dellartista.
Rêverie
Sogno o realtà?
Nella
mostra Il mondo della bellezza trasparente lartista presenta
i personaggi di un mondo fantastico, dove riaffiorano gli archetipi
dei personaggi delle fiabe.
Ecco quindi i Distruttori segreti, spettri dallazione prettamente
negativa, che agiscono nelloscurità, poi le Knife
Play e le Knife_faith, che nonostante lapparenza innocua
e angelica nascondono un pugnale rosso con il quale combattono
le forze del male, e infine la Regina di luce, che non teme le
forze del male in virtù della sua completezza assoluta.
Ma esiste davvero un confine tra sogno e realtà?
Vi assicuro che tutti questi personaggi esistono davvero, le Knife
Faith possono essere le eleganti signore che passeggiano in via
Montenapoleone, dagli occhi affilati come la lama di un pugnale,
gli occhi dei Distruttori segreti sono le luci dei lampioni dei
Giardini Pubblici di notte (soprattutto quelli nei pressi del
laghetto abitato da enormi pesci) e la Regina di luce può
essere qualunque persona che ci dia una sensazione di estremo
piacere, di serenità.
Non cè distinzione tra sogno e realtà negli
occhi di chi ha lo sguardo libero dalle convenzioni sociali, che
ci fanno vedere le cose non per quello che sono (cioè segni,
linee, colori, luce, ecc
) ma solo per la loro funzione riconosciuta
dalla massa.
Sta emergendo un gruppo di giovani artisti, tra i quali cè
Giunta, che dopo tutta la noia e le brutture degli ultimi decenni
sta rivalutando il bello, il piacere, il sogno ad occhi aperti,
la creazione attraverso il sonnambulismo, la libertà di
utilizzare qualunque immagine (di qualunque tipo, epoca e luogo)
per creare un proprio alfabeto libero dalle convenzioni.
Sono questi gli artisti che stanno portando una vera evoluzione
nellarte contemporanea, una ventata fresca.
In questi giovani cè entusiasmo e saranno loro a
dominare la scena artistica del futuro.
La
bellezza velata
Perché
la bellezza è più potente quando è velata?
Sicuramente perché il mistero è alleato della bellezza.
Quando qualcosa è nascosto, lontano, irraggiungibile, velato,
indefinito, sicuramente stimola la fantasticheria, appaga i desideri
più di ciò che è contingente; ci riversiamo
i nostri sogni e le nostre utopie.
Loggetto indefinito diventa nostro, prende la forma che
vogliamo
diventa il nostro oggetto del desiderio.
E cosa cè di più bello delloggetto del
desiderio (che mantiene vive le nostre erezioni, sia fisiche che
intellettuali, nella nostra epoca di appiattimento estetico)?!
In tal senso sono esemplari i lavori in cui Giunta utilizza limmagine
di Kate Moss, già oggetto del desiderio nellimmaginario
collettivo, aumentandone le potenzialità, anzi svelandone
quelle latenti nella sua natura, definendola solo in alcuni punti,
in altri sciogliendola nellambiente circostante (a volte
paesaggio, altre volte interno, altre volte ricami di fantastiche
decorazioni, come portali verso altre dimensioni), ma soprattutto
rendendola vibrante come la luce di una candela
come le
suore di clausura che ho visto dieci anni fa!
Viaggio
iniziatico (prima parte)
Anni
fa, ne saranno passati una decina, entrai in una chiesa in cui
non ero mai entrato, incuriosito dalledificio austero.
Non sapevo che la chiesa in cui ero entrato fosse solo una piccola
navata laterale collegata ad uno spazio più grande, riservato
alle suore di clausura di un monastero annesso.
Mi trovavo quindi nello spazio riservato ai fedeli, dal quale
si poteva solo intravedere lo spazio delle suore, tanto lontane
da sembrare tanti piccoli punti bianchi su fondo nero, tremanti
come le luci delle candele che mi stavano attorno.
Lilluminazione era affidata esclusivamente alle candele.
Non distinguevo più suore e candele.
Sentivo il canto celestiale delle suore-candele (che mi sembravano
più di mille), il suono più bello che abbia mai
sentito, ad oggi non ho sentito mai nulla di simile.
Il mistero crea suoni belli.
Viaggio iniziatico (seconda parte)
E
notte.
Davide Coltro mi porta a bere una birra allautogrill.
Il viaggio in tangenziale di notte ci piace, immaginiamo foreste
fantastiche e paesi con i colori dellarcobaleno.
In quelloscurità.
Viaggio
iniziatico (terza parte)
E
notte fonda.
Daniele deve andare ad Arona, paese dove è nato, e mi chiede
se voglio accompagnarlo, così la notte successiva mi porterà
ad Orta S. Giulio, sul lago dOrta, che non avevo ancora
mai visto.
Partiamo con le strade deserte, non abbiamo dormito: quindi la
stanchezza ci rende rilassati, tutto si unisce in un unicum spazio-tempo.
La luce gradualmente prende il posto della totale oscurità.
La luce comincia a rivelare le cose, che sono ancora indefinite,
stanno rinascendo
E questa la luce preferita da Daniele, la più vicina
al suo lavoro e alla sua sensibilità.
Dal finestrino dellautomobile vedo i suoi lavori meno figurativi:
foreste che si arroccano su montagne, sentieri fantastici, ambienti
umidi.
Ora quei lavori acquistano nella mia mente una forma nuova, li
vedo legati a questo ambiente, tra il Piemonte e la Lombardia,
che è lambiente della sua infanzia e della sua interiorità.
Arriviamo ad Arona, sul lago Maggiore, quando la luce è
ormai troppa per noi.
Viaggio
iniziatico (quarta parte)
La
notte successiva siamo a Orta S. Giulio.
Daniele mi indica lisola di S. Giulio, nel mezzo del lago,
dove risiedono delle suore di clausura.
Daniele mi dice che è dalla sua infanzia che è affascinato
dallisola, suo personale simulacro del mistero.
Fantastichiamo sulle suore di clausura e in particolare sulla
badessa che, ci scommetterei, è bella come Kate Moss.
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Daniele
Giunta
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Leggerezza della trasparenza
di Chiara Canali
Il
linguaggio artistico di Daniele Giunta sembra obbedire in tutto
e per tutto al concetto di leggerezza che Calvino
sviluppa magistralmente allinterno delle Lezioni americane.
Tre sono le accezioni di leggerezza esemplificate nello scritto:
la prima è un alleggerimento del linguaggio che convoglia
i significati su un tessuto verbale senza peso; la seconda riguarda
la narrazione di un ragionamento o di un processo psicologico
in cui agiscono elementi sottili e impercettibili, o qualunque
descrizione che comporti un alto grado di astrazione; la terza
invece si riferisce a unimmagine figurale di leggerezza
che assume un valore emblematico.
Queste tre accezioni, che possiamo riassumere in tre livelli,
formale, contenutistico e simbolico, influenzano i punti chiave
del lavoro di Giunta. Innanzitutto appare la levità dei
materiali utilizzati, dalla carta di riso alle scatole di seta,
dallinchiostro di china alle sfumature ad acquerello, che
caratterizzano una pittura tenue, evanescente e impalpabile, in
equilibrio tra la trasparenza delle forme e la leggerezza delle
sostanze.
In secondo luogo lambivalenza della figurazione non consente
di dare una definizione univoca e salda alla rappresentazione,
ammettendo la possibilità di una miriade di letture e di
significati che accrescono il senso di instabilità e di
astrazione. I paesaggi di Giunta possono essere delle scene notturne,
dark e gotiche, infestate dai distruttori segreti
(gli infedeli) che risucchiano le energie dei protagonisti, oppure
sono territori neutrali, trasparenti ed eterei, spirituali e trascendenti,
abitati da immagini luminose, da Regine di Luce alla
ricerca della pienezza della loro natura. Le figure femminili
di Giunta sono portatrici di unambivalenza interiore che
le rende fragili ma taglienti come cristalli di neve, gracili
nel fisico ma forti mentalmente come eroine giapponesi.
Larte orientale è infatti stimolo alloperare
dellartista sia per quanto riguarda alcuni principi esistenziali
su cui si uniforma il suo pensiero, sia per lutilizzo di
caratteri formali allinterno della composizione delle tele.
Nellarte giapponese mancava il concetto di prospettiva occidentale:
primo piano e sfondo erano schematicamente separati e disposti
verticalmente luno sullaltro senza in alcun modo concedere
la fuga del colpo docchio. La scansione delle parti, con
la sovrapposizione continua degli elementi, permetteva di nascondere
la profondità del paesaggio, per distogliere qualsiasi
idea destabilizzante di infinità. Come nellespressione
artistica giapponese, così nelle opere di Giunta le figure
si giustappongono al paesaggio senza amalgamarsi, suggerendo una
forma di immedesimazione alla realtà delle cose per osmosi,
attraverso lenti passaggi di materia ed energia secondo i canoni
della filosofia orientale.
Il lavoro di Giunta, benché abbia come punto di partenza
sembianze della vita adolescenziale contemporanea (per es. licona
di Kate Moss), astratte dal contesto e rese diafane e traslucide,
intende ragionare sulle leggi invisibili che muovono le idee,
sulle forze misteriose che spostano gli eventi. Per questa ragione
i risultati a cui perviene sono molto simili agli aspetti tramandati
dal simbolismo ottocentesco, e questo ci permette di introdurre
il terzo livello della leggerezza di Calvino, riguardo al valore
emblematico delle immagini.
Il simbolo, per evocare la definizione del poeta Jean Moreas,
autore del Manifesto letterario del Simbolismo, è elemento
rivelatore, testimonianza visibile di unessenza segreta,
nei confronti della quale è necessario procedere per allusioni
e analogie. Secondo il principio della trasposizione, limmagine
non significa più soltanto ciò che rappresenta,
ma richiama alla mente significati altri e spesso indecifrabili.
Nel simbolismo si afferma unideologia e una condizione di
gusto per cui la vera realtà non sta nellessenza
oggettiva delle cose, ma risiede nel mondo platonico delle idee.
Ultimo discendente post tempus della stirpe dei simbolisti, Daniele
Giunta si colloca in quel filone di artisti malinconici e solitari,
che fondano la propria arte sulla contemplazione visionaria e
sulla preminenza della vita interiore, sulla percezione delle
zone dombra e dei sogni rivelatori.
Benché tralasci approfondimenti di tipo religioso e mitologico,
la ricerca di Giunta si relaziona allesperienza del simbolismo
soprattutto sul piano dellespressione: rifiuta la retorica
del realismo e sceglie i valori della grafia e della nitidezza
del disegno, predilige sensazioni materiche raffinate e preziose
e opta per pigmentazioni inedite e inconsuete.
Lalgida idealizzazione di un artista simbolista del calibro
di Fernand Khnopff è trasferita con singolarità
nelle adolescenziali figure di Giunta: icone verginali, immagini
evanescenti e lontane, queste fanciulle appaiono come vasi chiusi,
ripiegati su se stessi, simbolo di incomunicabilità. Anche
la barriera brillante e trasparente di fiori arii, che circonda
e racchiude le sagoma delle ragazze, oltre che allusione ai Fiori
del Male di Charles Baudelaire, diventa sinonimo di impenetrabilità.
Un nuovo rapporto si instaura tra natura e individuo, un nuovo
equilibrio, indecifrabile per chi non è ammesso a partecipare
a questa foresta di simboli: le figure di Giunta aspirano a raggiungere
ununità integrale con la natura, che comprenda ciò
che è nelle cose e ciò che sta al di là delle
cose, e che può essere realizzata solo attraverso una specie
di osmosi tra universo e uomo, secondo un principio già
mutuato dalla filosofia orientale. Unosmosi che si attua
nelle forme di una leggerezza espressiva, una leggerezza della
pensosità, come dice Calvino, una leggerezza come reazione
al peso di vivere che trasforma larte in oggetto irraggiungibile
di una quête senza fine.
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